riconoscere un buon rendering

Sai come riconoscere un buon rendering? Sai distinguerlo da un Rendering 3d foto realistico?

Ottenere un elevato livello di fotorealismo è certamente l’obiettivo principale dei professionisti del 3D ma, oggi lo è anche per gli Architetti che vogliono differenziarsi ed avere un vantaggio competitivo rispetto ai propri concorrenti.

Tuttavia, tutti sono consapevoli che non è affatto semplice ottenere immagini altamente fotorealistiche.

Vero è anche che, grazie ai software e alle tecnologie di cui oggi disponiamo, dovrebbe essere facile realizzare immagini virtuali di buon livello…

Perché allora ci sono rendering che, a differenza di altri, ci colpiscono in modo particolare e ci fanno immediatamente pensare ad una fotografia piuttosto che ad un modello 3D?

Il segreto è da ricercare anzitutto in:

  • come si è giunti a creare quell’immagine
  • come è stato creato il modello per farlo risultare il più naturale possibile
La prima cosa da analizzare per riconoscere un buon rendering da un rendering 3D fotorealistico è dunque la Precisione nella modellazione

Uno degli errori più comuni che il professionista del 3D commette modellando una struttura architettonica anche semplice, è quello di lasciare gli spigoli che uniscono i vari poligoni di cui è composto il modello, così come vengono generati.

In natura lo spigolo vivo, non esiste.

Anche gli oggetti che possiedono una forma molto “spigolosa”, in realtà se ben osservati, mantengono una leggerissima rotondità in corrispondenza dei bordi che uniscono due superfici.

Questa caratteristica, se rispettata anche nel modello 3D, permette di far risaltare maggiormente i dettagli consentendo agli spigoli di catturare, e allo stesso tempo propagare, in modo ottimale, le soluzioni di illuminazione scelte per quella scena.

Occorre pertanto verificare che i modelli 3D presenti nell’immagine che stiamo osservando, abbiano applicato in corrispondenza degli spigoli, quello che tecnicamente si chiama Bevel, ovvero una smussatura lungo tutti i bordi.

Nell’esempio mostrato di seguito puoi verificare la differenza di risultato tra le due versioni di immagine, con e senza Bevel:

Senza Bevel

Senza Bevel

 

Con Bevel

Con Bevel

 

Vista la Precisione nella modellazione, passiamo ora alla Qualità dei materiali

E’ molto importante che le texture e i materiali applicati al modello architettonico, siano della massima qualità affinchè si possa riconoscere un buon rendering da un rendering finale realistico.

Non solo…

Affinché un rendering 3D possa realmente sostituire una fotografia, è indispensabile che il materiale venga creato non solo utilizzando i canali di base, ma occorre arricchire le sue proprietà con mappe di rugosità (Bump Map) e di riflessione (Specular Map).

La maggior parte dei materiali più comuni ed usati in architettura, presentano infatti una propria lucentezza più o meno marcata e un seppur minimo valore di rugosità.

Tuttavia, bilanciare in modo corretto tutti questi parametri non è facile…
  1. Le mappe speculari

La brillantezza di un materiale, ad esempio, ha la caratteristica di non propagarsi in modo uniforme sulla superficie, bensì con intensità diversa dipendente dalle caratteristiche proprie del materiale di cui è costituito il modello 3D.

Occorre perciò utilizzare una mappa specifica che permetta di far emergere, attraverso la differenza di brillantezza, le irregolarità della superficie, siano esse venature del legno piuttosto che graffi su superfici metalliche.

  1. Le mappe di rugosità

La rugosità di un materiale è rappresentata dall’irregolarità della sua superficie, cosa che in natura si riscontra pressoché sempre, la stessa cosa vale anche per tutte le superfici lavorate.

Anche in questo caso è necessario utilizzare una specifica mappa in grado di ricreare questa condizione.

Saper riprodurre tale situazione in Computer Grafica sul materiale di un modello 3D, equivale a far percepire all’osservatore una maggiore naturalezza e spessore visivo dell’intera immagine virtuale.

Nei due esempi seguenti, pur rimanendo inalterata la fonte luminosa, puoi osservare la netta differenza tra un materiale “normale” e uno “fotorealistico” applicato ad un pavimento:

Mat normale

Materiale normale

 

Mat fotorealistico

Materiale fotorealistico

 

Dopo la qualità dei materiali entra in gioco l’illuminazione della scena, elemento essenziale per riconoscere un buon rendering da un rendering 3D fotorealistico.

Questa è tra le caratteristiche principali che più colpiscono l’osservatore in quanto in grado di trasmettere molteplici sensazioni.

Se l’illuminazione della scena appare piatta o sbilanciata ne verrà compromesso il risultato finale dell’intera immagine virtuale.

Anche in questo caso il sapiente setup delle luci non è semplice da ottenere…

Mentre osservi un rendering, controlla che sia presente una luce ambientale generale che simuli la luminosità atmosferica, sto parlando di quella leggera dominante azzurra sempre presente in natura.

In un rendering fotorealistico perfetto, questo risultato si ottiene solo inserendo nella scena una mappa HDRI, in inglese (High Dynamic Range Imaging).

Si tratta di particolari immagini panoramiche di diverse tipologie che contengono al loro interno tutto il range di colori.

Molto usate in fotografia, queste immagini hanno la caratteristica di fornire un intervallo ben più ampio tra le aree visibili più chiare e quelle più scure, rispetto ai metodi usati normalmente.

Di conseguenza, quando l’illuminazione primaria di un immagine virtuale è creata attraverso una mappa HDRI, il risultato finale non potrà che essere fotorealistico.

Questo lo puoi verificare osservando la naturalezza e la precisione con la quale le ombre vengono prodotte sia per un rendering 3D fotorealistico esterno che interno.

Nel caso in cui vengano inserite altre luci a supporto dell’illuminazione primaria, come talvolta accade per il rendering interno, occorre anche valutare la correttezza con la quale i modelli riflettono la luce.

In questo esempio puoi notare la differenza tra un’ illuminazione creata utilizzando normali fonti luminose e una creata attraverso l’uso di una mappa HDRI:

Ill normale

Illuminazione normale

 

Ill fotorealistica

Illuminazione fotorealistica

 

Definita la scena e la sua illuminazione, passiamo infine all’inquadratura, componente molto importante affinché si possa riconoscere un buon rendering da un rendering di qualità fotografica.

Una buona inquadratura della scena aiuta, e non poco, a fornire ulteriore realismo all’immagine virtuale.

Intendo che, l’architettura che stai osservando deve apparire nel campo di ripresa in modo corretto come se fosse stata fotografata dall’obbiettivo di una macchina fotografica.

Ma come riconoscere un’inquadratura ideale?

Al primo colpo d’occhio dovrebbe già essere in grado di farti avvertire qualche sensazione, come se l’immagine che stai osservando abbia una storia da raccontarti.

Molto spesso un semplice dettaglio della struttura, ben fotografato, è più efficace di un’immagine che mostra l’architettura per intero.

La verticalità delle linee, il rispetto della “regola dei terzi” e una sapiente composizione dei modelli nella scena, permettono inoltre di ottenere un’ immagine incisiva che guida letteralmente l’occhio verso il punto di maggiore interesse dell’immagine virtuale.

Entriamo nel merito per meglio comprendere:

  1. Le linee verticali

Nella fotografia di architettura la camera di ripresa dovrebbe sempre trovarsi in posizione orizzontale, questo per consentire alle linee verticali di essere tutte parallele tra loro.

Allo stesso modo in un rendering 3D fotorealistico, se questo criterio viene rispettato, l’immagine risultante è decisamente più ordinata, elegante e corretta dal punto di vista fotografico.

Un rendering che riproduce un soggetto mediante una vista fatta dal basso verso l’alto gli conferisce una maggiore imponenza ma allo steso tempo lo rende più soffocante.

Al contrario se il soggetto viene ripreso con una vista dall’alto verso il basso si tende a ridurre la sua importanza rendendo però in questo modo l’immagine meno gradevole da osservare.

  1. La “regola dei terzi”

Tecnica molto diffusa in fotografia, questo trucco comporta l’ipotetica suddivisione dell’immagine in “terzi” ovvero in 9 parti.

Ora, se il soggetto dell’immagine è posizionato in corrispondenza di uno dei punti di intersezione delle linee immaginarie ottenute, l’immagine risulta più dinamica e armonica allo stesso tempo rispetto ad una più classica composizione che prevede di mettere il soggetto al centro.

La stessa regola vale anche per la linea di orizzonte presente nel rendering, essa infatti permetterà un’immagine decisamente più interessante se posizionata su una delle linee immaginarie orizzontali.

 

 

 

Conclusioni

Questa serie di accorgimenti sarebbero già sufficienti per riconoscere un buon rendering da un rendering 3D fotorealistico e a far percepire all’osservatore la capacità artistica e professionale di colui che ha prodotto l’immagine.

Questo consentirebbe di “comunicare” in modo efficace un progetto riproducendo con abilità le parti maggiormente avvincenti e suggestive.

Saper riconoscere un buon rendering da un rendering architettonico 3D fotorealistico può fare molta differenza nella presentazione di un progetto, in quanto è l’unico modo di esaltare ulteriormente le scelte strutturali e di design del progettista.

Se vuoi interagire con me per domande ed approfondimenti su questi temi, scrivi qui sotto un tuo gradito commento

Umberto Oldani
3D Technical Designer di Rendering Evolution Studio

Share on Facebook84Share on Google+1Tweet about this on Twitter33Share on LinkedIn99Pin on Pinterest0

2 Commenti

  1. Francesca ha detto:

    Nonostante l’argomento sia tecnico, le indicazioni appaiono molto chiare e ben spiegate. Ottimo Blog!

<span>Post a comment</span>